Cos'è
Bartolomeo è il patrono di Rodì. La festa è puramente ecclesiastica e si conclude con la processione del Santo per le vie del paese, la Santa messa e con lo sparo dei giochi d’artificio.
La sua Statua, è del 1579, in marmo bianco, è opera del Calamech ed è custodita nell’omonima Chiesa, la cui costruzione risale presuntivamente al 1616; la data, comunque, da ricercare è quella del famoso disastro del fiume (l’attuale torrente Patrì). Da qui un rispetto quasi religioso per questo enorme torrente che si allarga a dismisura davanti all’abitato, un timore riverenziale, che qualche anziano ancora esprime con queste parole in rima:
Vi salutu bon fiumi
iò vi sacciu i vostri custumi
trùbbilu siti e trùbilu vi lassu
quando siti sciuttu iò vi passu”
La storia di S. Bartolomeo è legata a questa storia, che nel contempo si mescola con la leggenda:
Narra la tradizione che, nei giorni precedente la fuga del fiume, sembrava che si fossero aperte le cateratte del cielo e fosse venuto il tempo di un nuovo diluvio. Ma acqua non ne calava ne fiume, … Un cavaliere - qualcuno più tardi dirà S. Giorgio in persona, allarmato da quella strana secca del fiume e intuendo il pericolo galoppò a spron battuto verso Catalano per vedere coi propri occhi cosa stava succedendo alla strettoia di quella contrada. Vide che un’enorme quantità d’acqua si era raccolta in quella conca; corse di nuovo in città gridando per le strade e per le piazze: “Cristiani! Chi si può salvare, si salvi!” Tutti fuggirono portando seco, narrano gli antichi, ciò che potevano, ma specialmente i simboli della religione, la cose sacre a cui molti tenevano, i Santi.
La grande statua di marmo di S. Bartolomeo, con enorme fatica, fu issata su di un carro a cui furono aggiogati, raccontano, sette pariglie di buoi. Nessuno aveva scelto dove andare se a Milici o in qualche altro paese circonvicino più al sicuro. Ognuno, com’era costume in ogni società tradizionale, sarebbe andato ad abitare là dove avrebbero costruito la nuova Chiesa per il Santo Protettore.
Raccontano gli antichi che, essendo i buoi pronti con la statua del Santo sul carro, tutto il popolo riunito, quasi attendesse un segno per dirigersi verso la località che il cielo avesse indicato, si mise a gridare:
« San Bartulumeu du Castru! » E i bovari picchiavano e pungevano con le “ugghiàte” le bestie perché si muovessero verso quella direzione, ma i buoi rimanevano fermi, poi:
« San Bartulumeu di Petrunutaru! » e i buoi niente. Così, gridando e invocando, nominarono tutti i paesi circonvicini, ché se i buoi fossero corsi verso uno di quelli, era segno evidente che il cielo voleva i “Rudioti” mischiati alle genti di quel paese, con la conseguenza , che avrebbero perduto la loro identità. Ma alla fine qualcuno gridò:
« San Bartulumeu di Rudì! » e i buoi, quasi fossero stati percossi da una mano invisibile, si diedero a precipitosa corsa verso i luoghi dove ora sorge la Chiesa di San Bartolomeo apostolo.
Tratto da: C. BONVEGNA, "Usi e Costumi di Rodì Milici. Indagine storico - etnologica in un comune dell'entroterra milazzese", BastogiLibri, Roma 2018.